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Il mio lavoro: il fotografo di matrimoni

Da un lavoro apparentemente "piccolo" derivano grandi responsabilità

"Che lavoro fai?", è capitato che mi venga chiesto da chi non mi conosce.
"Il fotografo", rispondo.
"Wow, deve essere un lavoro fighissimo", è quello che spesso mi si dice di rimando.

Una vecchia fotocamera 6x6

Una vecchia fotocamera Rolleiflex 6x6

Poi però penso: non sono Steve McCurry, né un fotografo d'assalto, né un reporter di zone di guerra: sono solo un fotografo di matrimoni.

Ma qual è il vero "lavoro" del fotografo di matrimoni? Non posso parlare in generale, ma secondo me si tratta di un lavoro per niente facile, devi avere una certa disposizione d'animo per farlo. Non mi riferisco alla tecnica, no di certo. Parlo di emozioni e sentimenti, roba forte su cui non si scherza.

Sapete come funzionano le emozioni: sono fortissime ma effimere. Dei picchi, talvolta insostenibili, che il tempo attenua, piano piano. Invecchiando ne proverete di simili, alcune saranno attenuate, altre meno frequenti, ma la gioia, la felicità, la tristezza, il dolore, faranno sempre parte della vostra vita.

Io sono un fotografo di matrimoni e ho una grande, enorme responsabilità: a distanza di tempo, riuscire a farvi rivivere alcune emozioni, quelle del vostro matrimonio, come se fosse la prima volta. Tra 10, 20, 50 anni, prenderete tra le mani quel vostro album con su un velo di polvere, un po' sgualcito, e sarete di nuovo lì, fuori dal tempo. Rivivrete quelle emozioni con la stessa intensità di allora e gli occhi vi si veleranno di lacrime al ricordo di uno dei giorni più belli della vostra vita.

Non sono Steve McCurry, né un fotografo d'assalto, né un reporter di zone di guerra: sono solo un fotografo di matrimoni. Proprio per questo amo dannatamente il mio lavoro.

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